WCAG 2.2: cosa cambia e l’elenco completo dei criteri A + AA

Autrice: Viola Niccolai

Tempo di lettura:

12–17 minuti

L’European Accessibility Act (EAA) è entrato in vigore il 28 giugno 2025.
È la normativa europea che estende gli obblighi di accessibilità digitale a una vasta platea di aziende private, non più solo agli enti pubblici.
Lo standard tecnico di riferimento per dimostrare la conformità è la norma EN 301 549, che nella versione attualmente in vigore (v3.2.1) richiede il rispetto delle WCAG 2.1 livello AA (+A).

Le cose però stanno per cambiare. A novembre 2025 è stata depositata una nuova bozza della EN 301 549 (v4.1.0), in cui si stabilisce che le nuove linee guida di riferimento saranno le WCAG 2.2.

La norma è ora in fase di approvazione (la votazione ufficiale presso ETSI e CEN si chiude a febbraio 2026) e si stima che la versione definitiva venga ufficializzata e citata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea entro la fine del 2026.

In altre parole: oggi il riferimento di legge sono ancora le WCAG 2.1, ma è già scritto che a breve diventeranno le WCAG 2.2.

È proprio questo il motivo per cui ho scritto questo articolo: per farti arrivare preparato all’aggiornamento, senza doverti rincorrere all’ultimo.
Vediamo allora cosa cambia tra le due versioni e quali sono i nuovi criteri da rispettare.

Le WCAG 2.2  sono l’ultima versione delle linee guida internazionali per rendere i contenuti digitali accessibili a tutte le persone, inclusi utenti con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive.

Sono state pubblicate dal W3C come Recommendation ufficiale il 5 ottobre 2023 (la traduzione italiana autorizzata è del 5 dicembre 2023) e rappresentano oggi lo standard di riferimento più aggiornato.

La buona notizia è che se già conosci le 2.1, sei quasi a posto: le WCAG 2.2 sono retrocompatibili.

Questo significa che un sito conforme alle 2.2 è automaticamente conforme anche alle 2.1 (e alle 2.0). L’impianto generale non cambia: restano i 4 principi (Percepibile, Operabile, Comprensibile, Robusto) e le 13 linee guida. Cambia invece l’elenco dei criteri di successo.

Differenza tra WCAG 2.1 e WCAG 2.2

Aggiunta di 9 nuovi criteri

Le WCAG 2.2 introducono 9 nuovi criteri di successo. Eccoli, con il relativo livello:

  • 2.4.11 Focus non nascosto – livello AA
  • 2.4.12 Focus non nascosto  – livello AAA
  • 2.4.13 Aspetto del focus – livello AAA
  • 2.5.7 Movimenti di trascinamento – livello AA
  • 2.5.8 Dimensione dell’obiettivo – livello AA
  • 3.2.6 Aiuto coerente – livello A
  • 3.3.7 Inserimento ridondante – livello A
  • 3.3.8 Autenticazione accessibile  – livello AA
  • 3.3.9 Autenticazione accessibile – livello AAA

La maggior parte di questi nuovi criteri nasce per migliorare l’esperienza di chi ha disabilità cognitive e motorie, e di chi naviga da dispositivi mobili.

Il criterio rimosso

Un criterio invece è stato tolto: 4.1.1 Analisi sintattica (parsing), che nelle 2.2 risulta “obsoleto e rimosso”. Il motivo è che i browser moderni gestiscono ormai da soli gli errori di codice che questo criterio voleva prevenire, rendendolo di fatto superato. Era un criterio di livello A.

Il riepilogo dei numeri

Facendo i conti: +9 nuovi criteri −1 rimosso = +8 in totale.
Concentrandoci solo sui livelli che contano per la normativa, ovvero A + AA, il quadro è questo:

  • WCAG 2.1: 50 criteri A + AA (30 di livello A + 20 di livello AA)
  • WCAG 2.2: 55 criteri A + AA (31 di livello A + 24 di livello AA)

L’elenco completo lo trovi nei miei vecchi articoli

Visto che la base resta identica alle 2.1, non riscrivo qui tutta la checklist. Se ti serve l’elenco completo con la spiegazione facile di ogni criterio, lo trovi nei due articoli che ho già pubblicato:

Qui invece mi concentro solo sui nuovi criteri in vigore per i livelli A e AA, quelli che davvero ti riguardano se punti alla conformità a norma di legge. I tre nuovi criteri di livello AAA (2.4.12, 2.4.13 e 3.3.9) li lascio fuori, perché restano facoltativi.


I nuovi criteri di WCAG livello A

3.2.6 Aiuto coerente
“Se una pagina Web contiene meccanismi di aiuto che si ripetono su più pagine (dettagli di contatto, meccanismo di contatto umano, opzione di auto-aiuto o contatto automatizzato), questi si presentano nello stesso ordine relativo, a meno che non sia l’utente a modificarlo.”

Significa che: se offri canali di aiuto (numero di telefono, chat, link “Contattaci”, FAQ, chatbot…), questi devono trovarsi sempre nella stessa posizione su tutte le pagine. Chi ha difficoltà cognitive o memoria di lavoro limitata sa così dove cercare aiuto senza doverlo “ritrovare” ogni volta.

3.3.7 Inserimento ridondante
“Le informazioni precedentemente inserite o fornite all’utente che devono essere inserite nuovamente nello stesso processo sono inserite automaticamente, oppure rese disponibili all’utente per la selezione, salvo eccezioni.”

Significa che: in un processo a più passaggi (es. un checkout) non devi costringere l’utente a riscrivere più volte le stesse informazioni. Se ha già inserito l’indirizzo di spedizione, l’opzione “uguale all’indirizzo di fatturazione” gli evita di ridigitarlo. Riduce lo sforzo cognitivo e gli errori per chi ha difficoltà di memoria o di digitazione.


I nuovi criteri WCAG livello AA

2.4.11 Focus non nascosto (minimo)
“Quando un componente dell’interfaccia utente riceve il focus della tastiera, il componente non è interamente nascosto da contenuti creati dall’autore.”

Significa che: quando navighi col tasto Tab e arrivi su un elemento, quell’elemento non deve finire completamente coperto da altri contenuti fissi (banner dei cookie, barre sticky, pop-up). Se non vedi dove sei finito col focus, navigare da tastiera diventa impossibile.

2.5.7 Movimenti di trascinamento
“Tutte le funzionalità che usano un movimento di trascinamento possono essere completate con un singolo puntatore senza trascinamento, a meno che il trascinamento non sia essenziale o sia determinato dal programma utente e non modificato dall’autore.”

Significa che: se sul sito c’è qualcosa da trascinare (riordinare una lista, spostare un cursore, drag&drop di file), deve esistere anche un’alternativa che non richieda di trascinare – per esempio dei pulsanti o un semplice click. Trascinare con precisione è difficile per chi ha tremori, usa il dito su touch o un dispositivo di puntamento alternativo.

2.5.8 Dimensione dell’obiettivo (minimo)
“La dimensione dell’obiettivo per gli input del puntatore è almeno di 24 per 24 CSS pixel, salvo eccezioni (spaziatura, equivalente, inline, controllo del programma utente, essenziale).”

Significa che: pulsanti, link e altri elementi cliccabili devono essere abbastanza grandi (almeno 24×24 pixel) o avere abbastanza spazio attorno. Bersagli troppo piccoli e ravvicinati causano click sbagliati, un problema serio per chi ha difficoltà motorie o naviga su touch.

3.3.8 Autenticazione accessibile (minimo)
“Per ogni passaggio di un processo di autenticazione che si basa su un test della funzione cognitiva, è disponibile almeno un metodo che non si basa su un test della funzione cognitiva, salvo eccezioni (alternativa, meccanismo, riconoscimento di oggetti, contenuto personale).”

Significa che: il login non deve obbligare l’utente a ricordare password complesse, risolvere puzzle o trascrivere codici a memoria come unico metodo. Deve esserci sempre un’alternativa accessibile: per esempio permettere il copia-incolla della password, l’uso di un password manager, o il login con un link via email. Chi ha disabilità cognitive o di memoria viene altrimenti tagliato fuori dall’accesso.


In sintesi

Le WCAG 2.2 non stravolgono nulla: aggiungono 6 nuovi criteri ai livelli A e AA, ne aggiungono altri 3 al livello AAA facoltativo, e rimuovono il vecchio 4.1.1 sul codice HTML, ormai superato.

Una precisazione utile: la normativa italiana attuale si basa ancora sulle WCAG 2.1, ma adottare fin da subito le WCAG 2.2 è la scelta più lungimirante.
Sono retrocompatibili (un sito conforme alle 2.2 lo è automaticamente anche alle 2.1) e anticipano i futuri aggiornamenti normativi.

Se parti da zero, comincia dalla checklist completa dei miei articoli sul livello A e AA, poi aggiungi questi cinque criteri: avrai un sito conforme allo standard più recente.
Sviluppare in modo accessibile, anche se non rientri nelle categorie obbligate per legge, è la strada verso un web più inclusivo e usabile davvero per tutte le persone.

Domande correlate

L’EAA si applica a tutte le imprese che offrono prodotti o servizi digitali ai consumatori nel mercato dell’Unione Europea, comprese le aziende con sede fuori dall’UE che vendono a clienti europei. (Ambito B2C)

L’obbligo scatta per chi ha almeno 10 dipendenti oppure un fatturato annuo (o totale di bilancio) superiore a 2 milioni di euro.

Sono esentate le microimprese che forniscono servizi, cioè quelle con meno di 10 dipendenti e fatturato annuo non superiore a 2 milioni di euro; per le microimprese l’esenzione vale però solo per i servizi, non per i prodotti.
Le altre PMI possono chiedere l’esclusione solo dimostrando un “onere sproporzionato”, documentato e giustificato caso per caso, non automatico.

L’EAA copre una gamma ampia di prodotti e servizi rivolti al consumatore.
Tra i principali:

e-commerce e siti di vendita online

servizi bancari e finanziari online

e-book e relativi software di lettura

servizi di comunicazione elettronica

servizi di media audiovisivi (streaming, VOD)

biglietteria e servizi digitali del trasporto passeggeri (aereo, ferroviario, navale, autobus), oltre a hardware e terminali come ATM, POS, biglietterie automatiche, totem self-service ed e-reader.

Dipende dalla tua situazione.

Dal 28 giugno 2025 l’obbligo è pienamente operativo in Italia per tutti i prodotti e servizi nuovi immessi sul mercato da quella data: per questi la conformità è richiesta da subito, senza sconti.

Esiste però un periodo transitorio che si chiude il 28 giugno 2030, riservato ai servizi già esistenti prima del 28 giugno 2025: questi possono continuare a essere erogati fino a quella data utilizzando i prodotti e le soluzioni già impiegati legittimamente in precedenza. Attenzione, però: non è un rinvio “libero”.

Se aggiorni o rilanci in modo sostanziale un servizio esistente dopo il 28 giugno 2025, la conformità scatta immediatamente e il transitorio decade.

Quindi, se il tuo sito o servizio esisteva già prima di giugno 2025 e non l’hai ancora toccato, formalmente hai margine fino al 2030, ma è un margine che si brucia al primo restyling o aggiornamento importante. La scelta più sensata è adeguarsi ora, puntando direttamente alle WCAG 2.2: eviti di intervenire due volte e ti porti avanti rispetto al futuro aggiornamento della norma tecnica atteso entro fine 2026..

Dipende dallo stato di partenza.
Se il sito è deve essere realizzato ex novo, la progettazione sarà studiata per essere accessibile fin dall’inizio, il costo aggiuntivo è abbattuto.
Se invece si tratta di adeguare un sito esistente, il costo varia in base alla complessità, al numero di pagine e a quanto lavoro serve su codice, contenuti e design.

Il mio consiglio è sempre di partire da un audit per capire lo stato attuale, poi pianificare gli interventi per priorità.

Dipende da quanto sei a tuo agio nel mettere mano al sito.
Sulle cose più basilari puoi sicuramente intervenire in autonomia, ad esempio:

sistemare i contrasti di colore tra testo e sfondo;

aggiungere i sottotitoli ai video;

scrivere alt text descrittivi per le immagini;

rendere più chiari i testi dei bottoni (no “clicca qui”, sì “prenota consulenza”);

controllare che i titoli seguano una gerarchia logica (H1, H2, H3…).

Per tutto il resto e per essere davvero a norma ti conviene rivolgerti a chi padroneggia la materia e può fare da ponte tra la normativa e il codice. Perché un conto è sapere cosa va fatto, un altro è sapere come tradurlo concretamente in HTML, CSS e nelle logiche del tuo CMS.

Se hai un sito in WordPress, scrivimi: valutiamo insieme lo stato attuale e capiamo se e come posso fare al caso tuo.

In caso di mancato adeguamento sono previste sanzioni amministrative, oltre al rischio di segnalazioni da parte degli utenti.
Ma al di là delle sanzioni, un sito non accessibile significa tagliare fuori una fetta importante di potenziali clienti e utenti.

No. Gli overlay non sono la soluzione. Gli overlay di accessibilità sono spesso soluzioni di facciata che non risolvono davvero i problemi per chi utilizza tecnologie assistive. In alcuni casi possono addirittura peggiorare l’esperienza. Se vuoi approfondire, ne parlo in questo articolo.

La conformità vera si ottiene lavorando sul codice, sul design e sui contenuti – non applicando un cerotto sopra.

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